Osservazioni del Circolo al Documento di Piano (PGT 2019) bollatese, in fase di redazione finale.

di seguito il testo delle osservazioni presentate e protocollate nei giorni scorsi dal circolo bollatese di Legambiente al nuovo D.d.P. ( documento di piano) del P.G.T. ( piano di governo del territorio ) del comune di Bollate.

Città di Bollate

Settore Urbanistica                                         

Oggetto: osservazioni sul Documento di Piano (PGT 2019) in fase di redazione finale

Si trasmettono le osservazioni in allegato sul Documento di Piano per Bollate in fase di elaborazione.

PREMESSA

OSSERVAZIONE 1

oSSERVAZIONE 2

OSSERVAZIONE 3

OSSERVAZIONE 4

OSSERVAZIONE 5

OSSERVAZIONE 6

Legambiente Bollate

Marco Moschetti

marcomoschetti@yahoo.it

PREMESSA

In premessa alle osservazioni proposte si riportano ampi stralci di quanto pubblicato sul sito di Legambiente Lombardia in data 17 luglio 2019 (sezione comunicati stampa)

Dalla Consulta dura sentenza sulla legge ‘ammazzasuolo’ della Lombardia: i Comuni hanno autonomia nel decidere di ridurre il consumo di suolo previsto dai loro strumenti urbanistici

La Regione Lombardia ha abusato della propria facoltà legislativa, emanando una norma – l.r. 31/2014 – che pregiudica l’autonomia dei Comuni, e che nel farlo contraddice perfino il proprio fine, che dovrebbe essere appunto quello di orientare la pianificazione dei Comuni, affinché venga progressivamente ridotto il consumo di suolo. È la sentenza della Corte Costituzionale a mettere un positivo tassello che avvicina alla conclusione del procedimento di giustizia amministrativa che vede al centro da un lato il Comune di Brescia, che con il suo PGT del 2016 aveva stabilito di ripristinare l’inedificabilità di un vasto territorio urbano nel quartiere di San Polo, e dall’altro la Regione Lombardia, la cui legge regionale 31/2014, che per gli ambientalisti rimarrà la ‘legge ammazzasuolo’, nonostante l’obiettivo dichiarato di ridurre il consumo di suolo, impediva ai Comuni di variare le proprie previsioni urbanistiche, anche laddove la variazione fosse funzionale a sottrarre superfici dal rischio edificatorio.

Brandendo questo articolo controverso della legge (…), i privati avevano ricorso al TAR contro il Comune. Il tribunale amministrativo, in prima istanza, aveva dato loro ragione. Ma il Comune, sostenuto da ANCI e da Legambiente Lombardia, non aveva ceduto e si era appellato al Consiglio di Stato il quale aveva sentenziato riconoscendo le ragioni dell’amministrazione locale, ma sollevando la questione di costituzionalità della norma regionale su cui si sarebbe dovuta pronunciare la Consulta. Il quesito fondamentale riguardava la legittimità da parte della Regione di legiferare in senso così restrittivo delle facoltà urbanistiche dei Comuni, proprio laddove le amministrazioni comunali stesse, con la propria riconosciuta autonomia, potevano perseguire gli obiettivi che la legge regionale dichiarava di far propri. Sulla questione l’esame approfondito della Corte Costituzionale arriva ad una conclusione inappellabile: la legge regionale è illegittima e pertanto va stralciata.

Comprensibile la soddisfazione dell’associazione ambientalista, supportata in tutti i gradi di giudizio dall’avvocato Emanuela Beacco. «La sentenza della Corte Costituzionale ha minuziosamente approfondito il caso ristabilendo la certezza del diritto su un punto: i Comuni hanno pieno titolo a ridurre le proprie previsioni urbanistiche, per andare nella direzione di ridurre il consumo di suolo e i gravi effetti ambientali che questo determina – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia -. Siamo felici per il fatto che ora Brescia potrà rivendicare la tutela delle aree verdi superstiti del quartiere San Polo, in quanto nessuno potrà accampare diritti edificatori che non si sono mai realmente concretizzati, cosa che invece la legge regionale, da noi sempre contestata, avrebbe potuto legittimare».

Il giudizio della Corte Costituzionale, che conferma le ragioni del Comune, di Legambiente e di ANCI, produrrà rapidamente i suoi effetti: in primo luogo perché, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della sentenza, verranno automaticamente annullati gli articoli contestati della legge regionale: è vero che nel frattempo la Regione ha modificato la legge, proprio per correggerne le vistose incoerenze, ma ciò inciderà su tutti i giudizi amministrativi pendenti, che a questo punto non potranno che prendere atto della decadenza del presupposto con cui si era impedito ai Comuni di variare in senso riduttivo le proprie previsioni urbanistiche. In altre parole, non sarà più possibile emanare sentenze come quella che, in primo grado al TAR Brescia, aveva dato ragione ai privati riconoscendo loro un margine entro cui far valere inesistenti diritti edificatori a valere sulle aree libere del quartiere San Polo. Sulla vicenda di San Polo, dovrà a questo punto esprimersi il Consiglio di Stato, che si era rivolto al Giudice delle Leggi. Un giudizio che si prospetta, a questo punto, favorevole a Comune, ANCI e Legambiente.

Il principio ristabilito dalla Corte Costituzionale fa chiarezza in una materia, quella del ‘diritto edificatorio’, in cui negli ultimi anni si sono moltiplicate le interpretazioni, soprattutto da parte di molte Regioni, che hanno approvato norme in materia di consumo di suolo in assenza di una legge nazionale di indirizzo, e producendo spesso risultati controversi come nel caso della Lombardia.

«Occorre un indirizzo nazionale chiaro, che stabilisca in modo inequivocabile che il suolo libero non può più essere il recapito prioritario per le previsioni urbanistiche degli enti locali – afferma Damiano Di Simine, responsabile suolo di Legambiente -. Il suolo è la nostra risorsa naturale più preziosa e scarsa. Occorrono pertanto norme che orientino tutti gli investimenti dei settori delle costruzioni e delle infrastrutture verso la rigenerazione delle città nei loro spazi già costruiti, in cui gli ambiti di degrado e abbandono sono cresciuti in modo incontrollato con gravi conseguenze ambientali, economiche e sociali. Da anni aspettiamo che ci sia una maggioranza parlamentare consapevole di quella che dovrebbe essere una assoluta priorità per lo sviluppo del Paese».

OSSERVAZIONE 1

Chiediamo che l’AT 2 rimanga completamente a verde; eventuali diritti volumetrici siano trasferiti, d’accordo con gli attori interessati, in altre aree edificabili previste nel PGT, soprattutto in aree dismesse o compromesse. In questo modo si eviterebbe spreco ulteriore di suolo e si garantirebbe un corridoio ecologico consistente sull’asse Bollate – Novate.

Siamo convinti che Bollate nel prossimo decennio non avrà necessità abitative né consistenti, né impellenti. Ragion per cui si può progettare un PGT che contenga in modo importante il consumo di suolo, ben più di quanto previsto nel Documento in elaborazione.

Riteniamo che nella peggiore delle ipotesi, ossia la distruzione di suolo vergine agricolo, la superficie a verde, che è contestualmente corridoio ecologico di collegamento tra il Parco Nord e il Parco Groane, venga ceduta prima del rilascio delle concessioni edilizie di competenza dello standard.

Chiediamo che l’eventuale resistenza da parte dei proprietari dei lotti edificabili venga definito come elemento ostativo alla realizzazione del corridoio ecologico; questa eventualità dovrà essere valutata come elemento discriminante per la realizzazione del corridoio ecologico e quindi elemento essenziale per chiedere con il prossimo PGT la trasformazione da edificabile ad area agricola a servizio della collettività e quindi immediatamente espropriabile.

OSSERVAZIONE 2

La nostra Associazione esprime la propria netta contrarietà alla costruzione del Centro Commerciale nell’area verde tra Cascina del Sole e Cassina Nuova a ridosso dell’A52 (AT 12).

Tale operazione si configura come spreco di suolo e avrebbe ricadute negative in termini di ulteriore perdita di terreno a prato, azzeramento di fatto del corridoio ecologico che il piano di area metropolitana prevede tra i comuni di Bollate e Paderno, aumento di traffico e smog e impoverimento dei negozi di vicinato. Si ritiene inoltre che sarebbe un’operazione commerciale destinata al fallimento o ad una sopravvivenza precaria, visto che nel giro di pochi anni:- il Centro di Arese amplierà la sua struttura ed offerta con spazi ludici e commerciali- il Centro Commerciale Carrefour di Paderno raddoppierà le sue dimensioni- verrà realizzato il mega Centro Commerciale di Segrate, destinato per le sue dimensioni e collocazione territoriale ad assorbire buona parte del commercio legato a queste strutture.

OSSERVAZIONE 3

Chiediamo che venga cancellata l’ipotesi di strada che attraversa un’area del Parco delle Groane nella frazione di Cassina Nuova in alternativa all’attuale via Kennedy.

Si concentrino le energie progettuali e le risorse economiche sul completamento della S.P. 119 e nella realizzazione di interventi atti ad alleviare da subito l’impatto del traffico nella zona.

OSSERVAZIONE 4

Si propone la sistemazione in parco urbano dell’area verde tra via Piemonte, via Adda, via Madonna a Cassina Nuova.

https://www.google.it/maps/place/Via+Po,+20021+Bollate+MI/@45.5538114,9.1365839,546m/data=!3m1!1e3!4m13!1m7!3m6!1s0x4786bfe989dad7bf:0xb15380053e6c115e!2sVia+Po,+20021+Bollate+MI!3b1!8m2!3d45.5538114!4d9.1387726!3m4!1s0x4786bfe989dad7bf:0xb15380053e6c115e!8m2!3d45.5538114!4d9.1387726

OSSERVAZIONE 5

Proponiamo che la percentuale di riduzione del consumo di suolo dal 25% circa, prevista nella versione attuale del PGT, salga almeno al 35% attraverso ulteriori interventi di risparmio di consumo di suolo.

OSSERVAZIONE 6

Proponiamo che la “cornice verde” e tutti i corridoi ancora preservabili verso ovest (AT 1), sud (AT 3) ed est (AT 2), altresì delle aree degli ambiti stessi da cedere al Comune per garantire la continuità della “cornice verde” medesima, vengano dotate, contestualmente all’approvazione della variante di Documento di Piano, come impegno formale e a cura dell’Amministrazione Comunale e/o dei proprietari delle aree, di un autentico “corridoio delle api” fatto di fiori disseminati negli spazi verdi per aumentare il numero di insetti impollinatori entro la successiva estate. Questa operazione si deve ovviamente attenere alle norme in vigore.

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