COVID-19 COSA FARE DOPO

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COVID-19   COSA FARE DOPO

Il Covid-19 ha messo  in evidenza che il nostro modello economico-sociale non è riuscito ad affrontare in maniera adeguata una pandemia che ha la caratteristica di sviluppare un virus non ancora conosciuto dal mondo medico-scientifico e quindi siamo ad oggi sprovvisti di medicine adeguate.

A fronte di un sistema sanitario che sempre più si è spinto verso la specializzazione e la privatizzazione e sempre più ha subito tagli nei confronti di quei presidi di base, poco remunerativi e fino a ieri considerati “sprechi”; oggi il nuovo virus ci ha trovato completamente impreparati e per arginare i suoi effetti devastanti, ci ha obbligato a prendere seri ed importanti provvedimenti di limitazione dell’attività economica e relazionale, che provocheranno notevoli problematiche di gestione dell’intero sistema economico-sociale.

Gli esperti già oggi ci dicono che da questa pandemia ne usciremo molto lentamente e soprattutto ci dicono che questa è la prima di una serie che ci colpiranno nei prossimi anni.

Questo virus, che molti all’inizio della sua manifestazione avevano catalogato come semplice influenza un poco più aggressiva, in realtà colpisce l’apparato respiratorio, si trasforma subito in polmonite ed ha manifestato la sua virulenza in particolare nelle zone a più denso livello di inquinamento dell’aria dove la popolazione presenta in media una minore capacità di autodifesa del sistema respiratorio.  Lo stesso principio dell’accanito fumatore di sigarette nei confronti del tumore ai polmoni.

Che fare ?

Già oggi le reazioni per limitare e contenere il contagio ci portano a dover cambiare il nostro modo di vivere, di lavorare, di spostarci e di comunicare; e già a distanza di poche settimane da quando gli “umani” hanno ridotto in modo considerevole il loro impatto sull’ambiente, la natura si è ripresa prepotentemente i suoi spazi.

Questa ultima considerazione a nostro avviso è la chiave di lettura di come devono modificarsi anche i modelli di sviluppo economico e di coesione sociale.

Prima di tutto dobbiamo fare delle considerazioni rispetto alla gestione della sanità in genere ed alle politiche sanitarie. Questa esperienza a nostro avviso ci insegna che la sanità deve tornare ad avere un coordinamento e la condivisione di una strategia  di carattere nazionale e non frammentata e diversificata nelle diverse Regioni che hanno affrontato, chi bene e chi male, il problema con approcci e tempi differenti. Si tratta di trovare un nuovo punto di equilibrio tra centro e autonomia regionale.

Pensiamo che vada rivista la politica di presidi sul territorio ed in particolare l’utilizzo di strutture ospedaliere oggi dismesse per far fronte ad emergenze simili all’attuale. Nel nostro caso a Bollate siamo in presenza di un ospedale di medie dimensioni che potrebbe essere in parte utilizzato per attività ambulatoriali, ma potrebbe essere predisposto per essere attivato nei casi di emergenza come quello che stiamo vivendo.

Dobbiamo ripensare l’utilizzo delle RSA per gli anziani ed immaginare di  potenziare l’assistenza a domicilio lasciando il compito a queste strutture di intervenire nei confronti degli anziani solo per i casi non affrontabili in maniera alternativa.

Vogliamo però fare una considerazione di più ampio respiro; la frontiera della sanità non sarà solo l’oncologia, ma diventerà anche il contrasto alle epidemie da virus e nel nostro territorio abbiamo la presenza di un ospedale: il Sacco a Milano/Baranzate che è un Centro per le malattie infettive tra i migliori in Italia, chiediamo che questa eccellenza venga valorizzata e si crei a fianco dell’ospedale  un polo di ricerca in questo settore  a livello internazionale che possa fare da punto di riferimento per tutta l’Europa meridionale. La vicinanza con l’area Expo, la fermata dell’alta velocità, la confluenza di numerose autostrade e la presenza di un aeroporto Internazionale creano i presupposti logistici perchè questa proposta possa essere percorsa ed attuata.

Abbiamo detto che questa epidemia ci ha fatto modificare le modalità di fare la spesa. Sembra banale ma invece noi pensiamo che questo sia solo l’inizio di una rivoluzione nel mondo del commercio. La spesa on-line che viene consegnata a casa, o quella prenotata che viene consegnata direttamente al punto vendita, provocheranno la crisi delle medie strutture di vendita a vantaggio delle grandissime e di quei negozi di vicinato che sapranno cogliere queste nuove opportunità. Quindi per quanto riguarda la nostra Bollate diciamo ancora con più convinzione che non servono nuovi centri commerciali ma politiche di valorizzazione dei centri storici, delle frazioni, che aiutino il commercio di vicinato in questa trasformazione.

Ci sarà anche un cambiamento nelle modalità di spostamento, già oggi ATM e Metropolitana Milanese si stanno ponendo il problema di come garantire l’accesso sicuro ai mezzi pubblici, che non potranno essere più sovraffollati; si parla già di tornelli per contingentare i passeggeri sui mezzi pubblici. Questo rischia di avere un effetto contrario sull’uso del mezzo privato che, in assenza di altri provvedimenti, vedrebbe l’incremento indiscriminato dell’uso del mezzo privato, vanificando tutta la politica di contenimento dell’inquinamento atmosferico. Noi pensiamo che una possibile soluzione sia quella di distribuire dell’arco della giornata i carichi di punta del traffico sui mezzi pubblici come ad esempio lo spostamento degli orari di entrata delle scuole superiori e università per non farli coincidere con quelli degli uffici. Stesso ragionamento potrebbe riguardare gli uffici pubblici rispetto ai privati, oltre ad incentivare lo smart working., il cosiddetto” lavoro da casa”.

Tutte queste proposte e considerazioni dovranno trovare una loro giusta collocazione istituzionale in un confronto in Città Metropolitana dove il Comune di Bollate potrà fare da capofila e trovare risposte adeguate.

LEGAMBIENTE BOLLATE

 

 

 

 

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