
Su un giornale locale nelle scorse settimane si è svolto uno scambio di battute e opinioni sul famigerato Ambito 3, area tra Ospiate e Baranzate. Trattasi di una enorme operazione edilizia di trasformazione di suolo naturale, che verrà coperto da edifici ed asfalto e che ha il sapore amaro di un vero spreco, in barba ad ogni buon proposito teorico volto ad una vera transizione ecologica. Su di essa il circolo Legambiente locale aveva scritto qui: https://legambientebollate.com/2020/09/01/quell-insaziabile-ed-inopportuna-bulimia-di-cemento/ (e non solo, avendo presentato apposite osservazioni al PGT dell’epoca).
In una lettera allo stesso giornale locale Pierluigi Catenacci ha ben esposto tutta la cronistoria burocratica ed amministrativa della questione e da essa emergono degli innegabili spunti di riflessione.
Ecco di seguito i nostri.
1) L’attuale amministrazione comunale allora ha perso per un’altra volta (la prima in assoluto persa quando ha messo la testa sotto la sabbia davanti ad una sentenza della corte costituzionale che consentiva ai comuni, e quindi anche a Bollate, di rivedere le scelte urbanistiche e gli strumenti vigenti, ancor più gravati da scelte sbagliate precedenti) l’occasione di dimostrarsi virtuosa ed in linea con quanto va predicando il centro-sinistra in altre sedi, es. Regione, (“consumo di suolo zero“). Non paga, continua imperterrita verso le prossime elezioni comunali, riducendo il tessuto urbano consolidato della città a mera tavolozza da riempire di cemento ed asfalto, come nell’area ex Ceruti.
A questo link si può consultare quanto il nostro Circolo ha scritto sul progetto di recupero del sito ex Ceruti: https://legambientebollate.com/2023/10/22/ex-ceruti-diventera-unaltra-grande-occasione-persa/
2) Bollate per sua parte sta risolvendo (si fa per dire) parecchi problemi a Milano, ricevendo chi da Milano viene sistematicamente espulso ormai da anni, confermando in pieno il funzionamento di quel meccanismo perverso che passa con il nome di “gentrificazione urbana”.
3) Bollate è una città che conserva per fortuna ancora tanta bellezza (da qui parte il Parco delle Groane che sale verso nord, in cui solo i vincoli ambientali e monumentali garantiscono – si spera – non se ne abusi), ma annovera anche, a nostro parere, la realtà negativa di un esagerato consumo di suolo, ossia aree verdi naturali che vengono sacrificate a mire urbanistiche che sono veri e propri sfregi al territorio. Da ultimo il prospettato Data Center sull’area verde Ambito 12 tra Cascina del Sole e Cassina Nuova!
4) Bene ha fatto il giornale locale a porre in luce un’apparente diversità di “trattamento” tra l’area della ex Ceruti e l’Ambito 3. Ma c’è una differenza di fondo: sul progetto di recupero ex Ceruti c’è ancora ora– lo speriamo vivamente- la possibilità di cambiare in meglio il progetto stesso, ci sono tempi e ambiti per far sentire la propria voce. Invochiamo da anni “gli stati generali del territorio”, proprio per analizzare il tutto e non solo le singole parti.
5) Una domanda, che anche il giornale locale si è fatto, aleggia su tutto: ma Bollate cosa ci guadagna in termini sociali e di qualità della vita da queste operazioni urbanistiche? Domanda cruciale; il problema è rispondervi non guardando ai risultati di corto respiro (es. gli oneri di urbanizzazione che incasso), ma proiettandosi sul medio-lungo periodo, cioè nel futuro di una città che dovrebbe essere davvero sostenibile in tutti i sensi.
07 aprile 2024
Circolo Legambiente Bollate
